Macchinario d'amore (poesie 1995-2001)

Frontespizio a quattro mani (1997)

Verso il futuro (1996)

Controcanto (1996)

Resistenza al futuro (1996)

Macchinario d’amore (1999)

Il punto d’equilibrio (1985)

Sotto il Campano (1997)

Poesia della pera e del colpo secco (1996)

Frammento dell’orecchino (1996)

Poesia della minestra (1997)

La forza delle parole (1997)

Poesia del fico e del buonumore (1996

Fatto di cronaca (imitazione di Enzo Biagi) (1996)

Istantanea sul treno (1996)

Canzoncina dell’inscatolatore (1995)

Poesia del susino (2000)

Ultime resistenze alla dieta (1997)

Revenant del 1972 (2000)

Un nulla, un lieve mutamento (1998)

La Posta dei Lettori (1998)

Il gioco del lotto (1997-99)

Il pio lavoro (1997)

Capronata (2001)

Vedi cosa vuol dire vivere a lungo (2000)

La palla di cannone (1997)

Passo di danza (1997)

L’ombrellino di Parigi (1996)

Con Giovanni Parenti a Parma una sera (2001)

Tre poeti (1996)

Trent’anni dopo (2001)



Il Macchinario comprende poesie e frammenti scritti dopo il purgatorio del beato Pietro fra il 1995 e l’inizio del 2001.

Fa eccezione Il punto d’equilibrio, che era ri­masta esclusa già dal Solstizio d’inverno. Me la fe­ce recitare in pubblico a sorpresa Bice Mortara Ga­ravelli a Torino, introducendo una mia conferenza sull’Opera del Vocabolario Italiano nel 1997 (su­perfluo dire che quando la scrissi non pensavo neanche lontanamente che mi sarei poi occupato di un vocabolario). 

Ha circolato prima fra gli amici una versione di venti poesie, scritte a mano perché avevo la stam­pante rotta. Anche questa non mi pareva definitiva, ma di fatto si è chiusa da sé quando ho cominciato a scrivere il Vaniloquio, di cui le poesie sparse so­no diventate appendice.

 Poesia della pera e del colpo secco, Poesia del fico e del buonumore, Il punto d’equilibrio, Il pio lavoro, Passo di danza e L’ombrellino di Parigi sono state edite da Francesco Spera in Astolfo nel 1998.

Verso il futuro, Controcanto e Resistenza al fu­turo sono state pubblicate nell’Immaginazione per i buoni uffici di Romano Luperini.

Macchinario d’amore, La forza delle parole, Fatto di cronaca, Poesia del susino, Ultime resi­stenze alla dieta, Un nulla, un lieve mutamento, Capronata, Con Giovanni Parenti e Trent’anni dopo sono state pubblicate, in quest’ordine, per iniziativa di Jean Robaey sul primo numero della nuova serie di Frontiera, settembre 2004. 

Quella del Frammento dell’orecchino è la su­perstrada da Pisa e Livorno a Firenze. 

La Posta dei Lettori è l’eco, dopo tanti anni, di una lettura casuale di una rivista femminile quando ero ragazzo. 

Il pio lavoro è l’eco remoto di qualcosa che ci raccontava il maestro Biassoni alle elementari. 

Capronata è nata preparando con grande fatica, io non novecentista, un intervento per una giornata di Omaggio a Giorgio Caproni organizzata da Lo­renzo Greco a Livorno. 

Il tratto di lapis (Tre poeti) è quello che Ezra Pound tirò in verticale su tutta la prima parte dattiloscritta della Terra desolata di Eliot (ebbi la ventura di vederlo a una mostra a New York), fa­cendo sì che il poemetto cominciasse con l’inizio sfolgorante che tutti conoscono. 

Il cavalier Beltrami (in Trent’anni dopo) era mio nonno e fu commesso viaggiatore.